Asparago, asparagio chiamalo come preferisci ma questo germoglio di primavera ha trovato il suo habitat in Badoere un territorio che si trova tra le Provincie di Treviso e Padova, insieme ad alcune colleghe food e travel blogger sono stata ospiete della Pro Loco di Morgano che ci ha guidato alla scoperta di questo ortaggio e del territorio circostante.
Per colpa di un problema muscolare non sono riuscita a prendere parte alla visita alle risorgive del fiume Sile, ma vi invito a leggere i racconti delle colleghe che taggherò su #instagram.
SCOPRIAMO QUESTO GERMOGLIO DI PRIMAVERA
Gli asparagi li conosciamo tutti molto bene, altri non è che un germoglio di primavera, dal sapore erbaceo e prevalentemente lo si consuma cotto e molteplici sono le ricette che si possono realizzare con esso.
Da Wikipedia si legge che: L’asparago è una pianta erbacea e perenne che cresce fino a 100–150 cm di altezza, con steli robusti con fogliame molto ramificato. Il fogliame non è in effetti formato da foglie: sono dei rami modificati (cladodi aghiformi) lunghi 6–32 mm e larghi 1 mm. Le foglie vere sono ridotte a squame minute membranacee triangolari poco osservabili. Il frutto è una bacca sferica (6–7 mm), contenente semi neri.
La pianta è dotata di rizomi, fusti modificati che crescono sotto terra formando un reticolo; da essi si dipartono i turioni, ovvero i giovani getti, epigei e commestibili della pianta.
ORIGINE E COLTIVAZIONE DELL’ASPARAGO
Da Wikipedia si evince che veniva coltivato e utilizzato nel Mediterraneo dagli Egizi e in Asia Minore 2000 anni fa. Mentre non sembra che gli antichi Greci coltivassero gli asparagi, i Romani invece già dal 200 a.C. avevano dei manuali in cui minuziosamente se ne espone la coltivazione. L’asparago fu appunto citato da Teofrasto, Catone, Plinio e Apicio; in particolare questi ultimi due ne descrissero accuratamente non solo il metodo di coltivazione, ma anche quello di preparazione. Agli imperatori romani gli asparagi piacevano così tanto, che, ad esempio, sembra che abbiano fatto costruire delle navi apposite per andarli a raccogliere, navi che avevano come denominazione proprio quella dell’asparago (“asparagus”).
Siamo abituati a vedere e consumare l’asparago verde, per la maggior parte viene raccolto con un’apposito scavino una volta spuntato dalla terra, mentre la raccolta dell’asparago (turione) bianco, prima cioè del suo affioramento, sembra essersi diffusa solamente dal XVIII secolo, specialmente nel Nordest, citiamo infatti l’asparago di Bassano del Grappa, Rivoli Veronese, Cologna Veneta, Morgano, Badoere, Tavagnacco.
Le condizioni climatiche e di terreno (drenante) che rendono possibile la coltivazione di prodotti come l’Asparago di Badoere I.G.P. sono limitate a poche aree, quindi ne troverete meno rispetto ad altri prodotti in massa, e, in zone economicamente vantaggiose. La produzione reale e non sforzata rende unico e riconoscibile nel sapore, questo asparago è diventato I.G.P. nel 2010.
Ad oggi il consumatore è sempre più attento e si informa su ciò che acquista e di conseguenza consuma, preferisce quindi una minor quantità ma di qualità. Vi ricordo inoltre che la stagione di raccolta dell’asparago dura da marzo a maggio.
IL PERCHE’ DELLA COLTIVAZIONE IN QUESTE ZONE
La coltivazione dell’asparago è piuttosto recente, si è sviluppata dopo la seconda guerra mondiale, in concomitanza con la trasformazione delle mezzadrie e con l’abbandono degli allevamenti del baco da seta che ha reso disponibile, nella stagione primaverile, una manodopera che diversamente non avrebbe trovato impiego.
Se ci pensate su in molte zone dove oggi si coltiva l’asparago, un tempo si coltivava il baco da seta, sorgevano delle Filande ad oggi molte purtroppo hanno cessato l’attività ma non a Badoere dove troviamo La Colombina.
TESSITURA STORICA LA COLOMBINA
La Tessitura La Colombina è presente a Badoere da quattro generazioni, coniugando due principi fondamentali: innovazione e dedizione.
Fu fondata nel 1895 da Angelo Colombo, specializzandosi nella lavorazione del baco da seta, nel 1948 inserì la produzione di tessuti di lana, recuperando antichi telai dell’800, negli anni ’80 con il marchio marchio Nicki Colombo in omaggio alla moglie, Pino iniziò a sviluppare linee pregiate di accessori moda, usando filati accoppiati in Jacquard ed intarsio portati avanti da Mario. Negli ultimi anni con Carlo avviene il recupero degli storici telai con cui l’azienda studia e realizza tessuti classici ed innovativi, ricreando da antiche lavorazioni e tecniche di tessitura artigianale.
Oggi l’azienda è vede alla guida i due fratelli Carlo e Mario, sono molto determinati nel portare avanti la storia di un’azienda che fa rivivere ogni giorno “il sapere artigiano”, guardando al futuro. La scelta è quella di aggiungere alla tradizione della tessitura la ricerca continua, vero punto di forza del Made in Italy.
I TELAI IN LEGNO
I telai in legno della metà dell’800 sono il cuore dell’azienda, 14 è il numero dei telai “ortogonali”, entrati in azienda grazie alla lungimiranza della nonna, che ha voluto a tutti i costi introdurli nell’immediato dopoguerra. La cura e il finissaggio di tessuti sono da sempre una caratteristica de La Colombina, come vi dicevo, negli ultimi anni hanno scelto di continuare l’impegno di tramandare questo modo di tessere alle nuove generazioni, perché anche loro se ne possano appassionare e a loro volta tramandare il saper fare.
Un piccolo ricordo di Mario e Carlo mi ha fatto sorridere, il nonno nel 1800 aveva fondato 3 filande, questa di Badoere (TV), a Inverigo (CO) e a Chignolo Po nella mia provincia che è Pavia, all’interno della quale nella zona di Vigevano venivano coltivati i bachi da seta e in un paese vicino oggi viene coltivato un tipo di asparago.
L’ASPARAGO IN CUCINA
Dopo la visita emozionale a La Colombina, non poteva mancare il momento gastronomico, ci siamo recate a pranzo alla Cantina Mediterraneo, sita all’interno della Rotonda di Badoere, proprio dove si trovava l’antica locanda del paese.
Ci hanno deliziato con un menù a base di asparagi di Badoere I.G.P. e un piatto della cucina veneziana che non ero mai e poi mai riuscita ad assaggiare fino ad oggi, parlo delle moeche fritte che sono dei granchi molli, ossia senza carapace perchè pescati nel periodo della muta, anch’esse disponibili per un periodo molto breve, ed è questo il bello del mangiare stagionale, si consuma ciò che la natura offre in quel momento. Nonostante fossi in terra di bollicine il bianco fermo veneto mi ha accompagnata ancora una volta.
ASPARAGO DI BADOERE I.G.P.
La nostra giornata a Badoere è terminata con una visita istruttiva come si suol dire “sul campo” ma quello dell’ Azienda agricola Benozzi di cui Carlo è il neo presidente del Consorzio dell’Asparago di Badoere, suo padre invece fu tra i fondatori del Consorzio, la storia di quest’azienda è centenaria, pensate che il nonno era un mercante e commercializzava da e per l’ Egitto.
Carlo ci ha guidato nel mondo dell’asparago di Badoere, ci ha fatto scoprire i metodi di coltivazione (a proposito lo sapevate che dopo averlo seminato dovete attenere 3 anni prima di poterlo raccogliere?) spiegando e facendoci vedere i metodi di raccolta, sia del bianco che del verde, descritto le caratteristiche organolettiche, ci ha spiegato come vengono selezionati i turioni a seconda del loro calibro ed infine fatto vedere il confezionamento per poter poi essere inviati nei negozi per la vendita al pubblico.
RICETTE DI CASA
Senza dubbio è stata una bella giornata, ricca di emozioni, di racconti di famiglie che portano avanti le loro aziende storiche, di luoghi che ti lasciano a bocca aperta, di prodotti straordinari e per me di ricordi di casa…i miei nonni materni erano originari della Provincia di Venezia e mi emoziono sempre quando torno da queste parti, per questo ho deciso di preparare la ricetta più classica che ci sia ma che riassume le mie due metà, quella Veneta per gli asparagi e quella Lombarda (lomellina) per il riso, perché i miei nonni paterni erano coltivatori di riso.
Qui il link ai miei risotti con asparago bianco e fragole ed asparago verde e zafferano .
















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