Barbacarlo

BARBACARLO

Barbacarlo Oltrepò Pavese annata 2005

Barbacarlo Oltrepò Pavese annata 2005, il vino tanto caro a Gianni Brera che scrisse tra le altre queste righe:
“Il Barbacarlo che un cugino monsignore prende a Broni, basta mescerlo per vederlo montare in superbia: e quel mussare di spume fini e veloci sembra una risata cordiale; poi è buono altro che storie! E sarà l’infanzia, sarà la disposizione atavica, io di vini migliori ne ho pure bevuti e ne bevo, ma non ne trovo mai che mi piacciano sempre in egual misura, che siano altrettanto leali a qualsiasi livello”

Il Barbacarlo è un vino rosso prodotto esclusivamente sulle colline nei pressi di Broni, nell’Oltrepò Pavese, ed esclusivamente dal Commendator Lino Maga  che purtroppo è venuto a mancare pochi anna fa suo figlio. Se ne producono circa 10 000 bottiglie l’anno ed il marchio Barbacarlo è stato registrato, dopo una lunghissima vicissitudine in tribunale, il Barbacarlo è composto al 50% da Croatina, al 30% da Uva rara e al 20% da Ughetta.

Conobbi Il Commendator Lino Maga e allora gli chiesi la storia del Barbacarlo, mi spiegò che era la collina di famiglia, ognuno aveva il suo pezzettino di terra, un terreno tufaceo estremamente difficile da lavorare perché ripidissimo e impervio. Nel 1886, quando morì lo zio Carlo lo lasciò in eredità ai nipoti che andarono al catasto a cambiargli il nome in suo onore, così la collina diventò Barba Carlo,.

L’azienda oggi è portata avanti dal figlio Giuseppe che coltiva i due cru di proprietà, il Barbacarlo e il Montebuono, gli appezzamenti sono popolati da viti centenarie, coltivate senza l’uso di concimi chimici e diserbanti, avvalendosi solamente di un po’ di zolfo e del saper fare contadino.

Una volta in cantina la fermentazione avviene in grandi botti di rovere o castagno, ognuna avente un proprio nome. Il vino viene poi subito imbottigliato, a volte a fermentazione non ancora conclusa. I vini prodotti con l’antico sapere non sono mai uguali a se stessi: cambiano secondo il millesimo, a volte sono mossi, a volte leggermente abboccati e a volte secchi, continuando ad evolversi in bottiglia fino a 30 anni.
Sono vini molto longevi e di grande autenticità e versatili per questo si apprestano a molti abbinamenti.

Lo provai la prima volta circa 14 anni fa in un caldissimo sabato di luglio, da loro in cantina durante una giornata organizzata da un’associazione ad indirizzo food, il menù li vedeva abbinati con risotto allo zafferano e a seguire polenta e spezzatino, un menù non propriamente estivo ma in quel contesto era tutto perfetto. Oggi per la prima volta non vi consiglio una pietanza da abbinare, ma di stapparlo, di versarvene un bicchiere, fargli prendere un po’ d’aria facendo ruotare il bicchiere o versandolo in un decanter, di sedervi e di assaporarlo con calma.

Non perderti gli altri articoli sul mondo del vino qui
Trai Ispirazione qui

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *